domenica 28 aprile 2013

The Amazing Spider-Man and Captain America in Dr. Doom's Revenge! - Paragon Software, 1989

Si parlava di Injustice e di quanto potesse essere ben riuscito. Uno dei migliori videogiochi a base di super eroi; nello specifico uno dei migliori picchiaduro ad incontri con tizi in calzamaglia che fanno a botte.

Qual'è stato il primo rappresentante del genere? Occhio, si parla di super eroi occidentali, quindi niente giochi di Ultraman o altre licenze orientali. Bisogna andare indietro, tralasciando Children of the Atom su CPS2, indietro fino al 1989. Perché si potevano usare solo due personaggi, ma il primato del genere spetta senza dubbio a (inspirare) The Amazing Spiderman and Captain America in Doctor Doom's Revenge!

Poiché ho mangiato da poco, iniziamo con uno screen della versione Amstrad, sicuramente la migliore ad 8 bit.
Lo possiedo, ma non inserirei la cassetta nel fido datasette per tutto l'oro del mondo.

Non perché il gioco faccia schifo (cioè, fa schifo, ma non solo per quello), bensì per i tempi di caricamento improponibili già in quegli anni. Parliamo di una decina di minuti tra uno scontro e l'altro per caricare il fondale (brutto) e l'avversario (pure) di turno, una prova per i nervi dalla quale anche il Doctor Strange uscirebbe sensibilmente provato. 
Ma almeno Pragon Software non ci avrebbe lasciati a ruotare i pollici davanti alle linee colorate del suo turboload: IL motivo per cui dopo lustri qualcuno ricorda ancora questo obbrobrio è la presenza di un fumetto allegato nella confezione che narra il preludio della vicenda, con gli Stati Uniti che si fanno soffiare UN MISSILE NUCLEARE da Doom, una cosa da poco.

Una bella copertina di John Romita per un bell'extra. Non bello come il National Inquisitor ma siamo lì.

Già vedo la scena alla dogana prima di rientrare a Latveria: "Dottor Destino, ha qualcosa da dichiarare o è solo contento di vedermi?"

In posa marziale sul suo balcone con vista panoramica su Doomstadt, l'esimo luminare snocciola quindi l'ultimatum: il dominio sull'America altrimenti New York verrà spazzata via dall'ordigno e ciao. 
Nelle pagine dell'albo Cap viene affiancato dal tessiragnatele durante il pestaggio di alcuni trafficanti di armi, appena in tempo per venire contattato DA BUSH IN PERSONA e venire a conoscenza del piano di Doom. I vendicatori e i Fantastici Quattro non sono raggiungibili, quindi Spidey viene tirato in ballo e i due si recano a Latveria per fermare il missile.

Bush appare anche nel gioco, in tempo per le congratulazioni finali.
La curiosità è che nell'albo e successivamente nel videogioco debutta un nuovo personaggio Marvel. Rattan è un esperto di arti marziali e combatte con un paio di bastoni da escrima; nel fumetto si azzuffa causa noia contro i commilitoni della Doom Brigade prima di essere rimesso in riga dal padrone di casa, ché Cap e Spidey sono alle porte del castello ed è ora di guadagnare la pagnotta.

Rattan in versione videoludica...
... e cartacea, mentre percuote Machete, che per la cronaca non è Danny Trejo
Ecco, la Doom Brigade è forse il peggior gruppo di super criminali mai visto sulle pagine di un fumetto QUALSIASI, sembra quasi che alla Paragon si siano impegnati per mettere insieme alcuni dei più oscuri e tristi elementi dell'universo Marvel. Eduardo Lobo? Oddball? Machete? La lista è tristissima e, ad oggi, sappiamo che Rattan è stato creato proprio dallo staff di Paragon Software. Addirittura ha anche una scheda tutta sua nel manuale del gioco assieme agli altri personaggi.

Poi però l'oblio, perché Doctor Doom's Revenge è un capitolo brutto nella storia dei videogiochi e dei fumetti, uno che merita di sprofondare nel dimenticatoio.

Monocromia totale su Spectrum, ma per lo meno la definizione degli intermezzi è egregia.

Perché, a parte i caricamenti letali e il roster di una tristezza cosmica, è semplicemente un gioco brutto, monotono e privo della dinamicità che ti aspetteresti in uno scontro tra super eroi. Colpa anche della lentezza, delle animazioni prive di un numero quantomeno decente di fotogrammi e di un sistema di controllo antipatico, con l'impopolare uso della diagonale bassa per voltarsi.

Si permette qualche buona idea, come i colpi che mutano in base alla distanza dall'avversario; ad esempio, nei panni di Cap, avanti più fuoco lancia lo scudo contro un nemico lontano, mentre lo stesso movimento tira pugni in corpo a corpo. Ma mancano le proiezioni (un solo nemico effettua prese, un gorilla robot, poiché tutti i nemici ridicoli li avevano già usati), i personaggi non accusano i colpi e non esistono parate o tecniche difensive: come risultato la vittoria degli scontri va spesso e volentieri a chi preme più velocemente il pulsante di fuoco, senza guardare necessariamente lo schermo. Knight Games con i supereroi ed un minimo di dinamismo in più, se posso avanzare un paragone tra mostruosità binarie, ché tanto l'unica cosa meritevole del picchiaduro cavalleresco di British Software era l'audio fuori parametro di David Whittaker.

La EGA ha usato i suoi 16 colori in modo migliore. Tuttavia su MS-DOS è presente un'opzione per disattivare l'animazione di alcuni elementi del fondale, nel caso tutto questo splendore oberasse eccessivamente la macchina...
In questa prospettiva viene quindi azzerato ogni tentativo di tattica che non sia il buon vecchio tenersi a distanza e attaccare da lontano con scudo e ragnatele, che per la cronaca si esauriscono. Oltre a questo, l'unica differenza degna di nota tra i due protagonisti è la possibilità di aggrapparsi alla pareti nel caso dell'Uomo Ragno, completamente inutile per tutto il gioco tranne in una stanza trabocchetto con una botola che si sposta sul pavimento. 
Essendo un gioco nato principalmente per intascare denaro proveniente dalle tasche degli appassionati di fumetti, DDR veniva pubblicizzato sulle riviste con un'enfasi particolare sugli intermezzi tra un combattimento e l'altro, ovvero pannelli a fumetti con cui viene narrata la storia

Su sedici bit gli intermezzi sono ottimi, peccato per l'odiosa risata che introduce i combattimenti...
La loro resa è altalenante: decente su Spectrum, blocchettosa su C64, smorta nei colori su CGA/EGA e decisamente convincente su Amiga e ST. Solo che in queste versioni prima di ogni combattimento tocca sorbire una risata campionata che sembra registrata direttamente da Nelson dei Simpson, l'ideale per pompare l'odio verso l'avversario computerizzato.

Paragon Software era però familiare con i super eroi Marvel: lo stesso anno infatti esce X-Men: Madness in Murderworld per C64 e MS-DOS, condividendo con il qui presente DDR la programmazione di Don Wuenschell e la grafica di Steve Suhy. Un gioco di ben altro livello, lungi dall'essere un capolavoro ma affascinante nella sua particolarità. Si tratta di un'avventura dinamica dove gli X-Men devono costruire un macchinario con cui annullare il campo magnetico che imprigiona Xavier, recuperandone i pezzi nel Murderworld di Arcade. La cosa particolare è che buona parte degli enigmi deve essere risolta utilizzando i poteri di Wolverine, Ciclope, Dazzler, Tempesta, Nightcrawler e Colosso, ad esempio recuperando una chiave in una gabbia di adamantio grazie al teletrasporto o illuminando una grotta buia con le luci di Alison.

Forse la migliore avventura arcade che non avete ancora giocato.

3 commenti:

  1. Provati su emulatori.. erano bei giochetti

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  2. In effetti, l'interpretazione del "gioco coi supereroi" è piuttosto stramba, mi ricorda un po' come fecero quei geniacci della Microleague che, acquisita la licenza del wrestling, pensarono bene di farne uno strategico. Curiosando nella carriera del game designer del gioco da te analizzato, ho notato come qualche anomalia nel suo concetto di divertimento sia palese: ha firmato alcuni dei giochi più finti belli che io abbia mai incrociato come Twilight 2000 o Bloodnet.

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  3. Ragazzi il Wrestling della Microleague l'avevo! Di più: lo comprai ben consapevole di quello a cui andavo incontro (c'era la recensione denigratoria sullo ZZap! di Giugno 1988, se la memoria non mi tradisce) ma lo volevo lo stesso, perché affascinato dall'idea.
    Ovviamente questo va a mio demerito.
    Meno male che ci evolviamo, un po' come Don Wuenschell.

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