mercoledì 29 febbraio 2012

Dungeons & Dragons Collection - Capcom 1999

Una collezione di videogiochi moderatamente ingombrante mi ha insegnato che l'equazione "videogioco raro" = "figata assurda" mica è sempre vera.

AMALA! (cit.)

Possedere Final Fight Revenge per Saturn non mi riempie il cuore d'orgoglio ad esempio; piuttosto mi seppellisce sotto tre metri di tristezza ogni volta che penso alla super di Edi.E con l'auto della polizia.

Pure Belger versione zombie come boss finale si difende benone però...

Invece Dungeons & Dragons Collection, pur non rarissimo, rimane un pezzo da avere e da giocare regolarmente, sarà per il fascino della sempre attuale grafica bidimensionale o perché, uscito unicamente in Giappone, raccoglie in una bella confezione le conversioni di Tower of Doom e Shadow Over Mystara, i due coin-op su licenza D&D realizzati da Capcom rispettivamente nel 1993 e nel 1996.

Una compilation che racchiude un'importante lezione di storia, oltre alle uniche(*) conversioni di due dei migliori picchiaduro a scorrimento che abbiano mai graziato un supporto ottico.

Perché la gestazione di Tower of Doom è un po' come il testo di Burning Heart dei Survivor con il suo scontro tra due culture, mentre nell'occhio del ciclone torreggia l'ambito marchio Dungeons & Dragons.

Supportava anche il mouse per Super Famicom. 
Capcom se ne era accaparrata i diritti grazie ai quali qualche anno prima aveva convertito su Super Famicom l'ottimo Eye of the Beholder di Westwood; quando arrivò il momento di creare un gioco da zero però, si trovò di fronte una TSR conservatrice e scettica.
Una barriera comprensibile anche in virtù del fatto che in Giappone i manuali ufficialmente tradotti di D&D erano pochi e vecchi rispetto all'offerta occidentale; l'immaginario fantasy nipponico era quindi cullato principalmente dalle follie dei vari Dragon Quest e Final Fantasy.

Il dubbio che uno studio giapponese per quanto prestigioso potesse stravolgere in qualche modo  l'universo di AD&D, vera istituzione nel mondo occidentale, pareva quindi quantomeno legittimo.
Nel mezzo si trovavano quei poveracci della SSI che detenevano la licenza per sviluppare videogiochi su D&D e avevano concesso i diritti a Capcom. Il loro ruolo di mediatori non stava dando i frutti sperati e l'affare era in una stagnante situazione di stallo.

Il deus ex machina della situazione è rappresentato da Alex Jimenez, un consulente esterno reclutato da James Goddard della Capcom of America per spiegare ai colleghi giapponesi cosa fosse AD&D in modo da trovare un punto d'accordo con la TSR.

Un omaggio a Deedlit che anche la TSR non seppe rifiutare.

E' necessario riflettere ulteriormente sulla frase precedente: si trattava della prima volta in cui degli occidentali avrebbero avuto voce in capitolo sul lavoro degli artisti di Capcom, per giunta all'apice della sua popolarità nelle sale giochi.
Idee dello studio nipponico come un anacronistico battello a vapore vennero scartate mentre altre furono accolte senza problemi come l'aspetto dell'elfa, ispirata alla Deedlit di Record of Lodoss War.
Ci vollero venti mesi tra lavoro e fitte mediazioni per creare Tower of Doom, presentato ad un pubblico entusiasta durante la Gen Con, fiera del settore ruolistico creata dallo stesso Gary Gygax dal 1968 come luogo d'incontro tra appassionati di wargame.
In questi mesi TSR fu particolarmente attiva nel fornire tutto il materiale necessario, con la sola richiesta di lasciar fuori dagli eventi il reame degli elfi per il quale, all'epoca, aveva particolari piani in serbo. Alla stessa maniera Capcom si dimostrò estremamente ricettiva tanto da cambiare totalmente l'impostazione del gioco rispetto al progetto originale: Tower of Doom doveva essere un gioco a due pulsanti ma alla fine si optò per quattro tasti in modo che i giocatori potessero navigare e utilizzare il proprio inventario. Ciò fu voluto da Jiminez che immaginava l'adattamento come un incrocio tra il classico Golden Axe e il Laser Game Thayer's Quest (1984), il primo coin-op della storia a mettere a disposizione del giocatore un inventario e bivi nella narrazione.
L'interfaccia di Thayer's Quest era una tastiera a membrana con cui usare gli oggetti rinvenuti e digitare il proprio nome. Il gioco lo avrebbe poi ripetuto durante la partita in particolari occasioni.
In fondo nessuno si era lamentato dei sei pulsanti di Street Fighter 2 a giudicare dal successo, eppure inizialmente il progetto rischiava di essere accantonato proprio per l'apparente complessità. E continuando con l'analogia, Tower of Doom richiedeva al giocatore un impegno ben superiore a quello di un comune picchiaduro a scorrimento. Sia lui che il seguito Shadow over Mystara necessitano in primis una buona alchimia tra i giocatori: conoscere i passaggi segreti, decidere la strada ad ogni bivio, distribuire equamente il denaro per comprare le limitate pozioni energetiche tra un livello e l'altro o usare le magie al momento giusto per interrompere gli attacchi dei boss sono caratteristiche indispensabili per terminare il gioco con un solo gettone.

Al contrario di Shadow over Mystara, l'uso della memoria aggiuntiva è opzionale in Tower of Doom. In entrambi i giochi c'è qualche caricamento di troppo che forse poteva essere evitato con una migliore ottimizzazione.

Su Saturn l'affiatamento è ancora più importante dato che si può giocare solo in due e non più in quattro come in sala giochi: per questo motivo alcune condizioni sono state riformulate come il punteggio necessario all'attivazione del potentissimo incantesimo Final Strike in grado di devastare da solo Synn, il boss finale di Mystara. A questo si unisce una sorprendente IA dei nemici in grado di attaccare in gruppo usando tutto l'arsenale a disposizione; gli acquatici trogloditi ad esempio attaccano con un giavellotto, lanciano bombe incendiarie, diventano invisibili e stordiscono i giocatori con il loro fetore: niente male per della semplice carne da cannone.

In Shadow Over Mystara ogni personaggio ha un costume alternativo; spesso questi dispongono di alcune abilità differenti dalla versione "base" come nel caso  del clerico e del mago.

Fortunatamente le opzioni a disposizione dei giocatori non sono da meno. A parte l'inventario citato poco fa con cui usare al momento giusto incantesimi, pugnali martelli da lancio e altre amenità belliche, è necessario padroneggiare diverse tecniche per diventare competitivi come la parata o la possibilità di camminare in ginocchio per schivare le trappole; da questa posizione è possibile performare una rapida scivolata o un attacco in corsa con combinazioni di pulsanti piuttosto macchinose in Tower of Doom, sostituite provvidenzialmente in Mystara dalle classiche mezzelune familiari ad ogni giocatore di picchiaduro.
In effetti il secondo capitolo è il migliore tra i due; oltre ad un sistema di controllo superiore che rende gli scontri più dinamici e fluidi può vantare la presenza della ladra e del mago assieme a guerriero, chierico, elfa e nano del capitolo precedente e illustrazioni mozzafiato realizzate dalla solita, eccezionale Kinu Nishimura, l'artista Capcom preferita da chi scrive questo blog.

Le illustrazioni realizzate da Nishimura-Sensei per Shadow over Mystara sono tante e vale la pena ammirarle come si deve, a tal proposito l'acquisto dei due volumi Capcom Design Works è caldamente consigliato.
Il tutto assieme ad una serie notevole di finali alternativi e potentissimi artefatti nascosti che lo rendono un picchiaduro a scorrimento incredibilmente profondo e rigiocabile. Il bello è che richiese "solo" 16 mesi di lavoro rispetto al predecessore dato che oramai Jiminez aveva reso Capcom e TSR una squadra affiatata; purtroppo presentava anche dei bug piuttosto vistosi che fecero la gioia dei lettori di Gamest.

Questi sono stati corretti nella versione Saturn che  si appoggia alla cartuccia di espansione da quattro mega  per offrire la miglior versione del penultimo, grande picchiaduro a scorrimento di Capcom per il mercato arcade. In seguito sarebbe arrivato il folle Battle Circuit a concludere definitivamente un'era.

Uno dei costumi di Felicia in UMVSC è una citazione a Yellow Iris di Battle Circuit.


(*) Nel 2003 la MCB Interactive realizzò un port di Mystara per pc ma a conti fatti si tratta poco più di un emulatore CPS2 ottimizzato ad-hoc. Così sono bravi tutti, via.
A questo punto faccio partire direttamente il MAME e buonanotte.

2 commenti:

  1. Bel post, non conoscevo proprio Dungeons & Dragons Collection (anche se gioco al reale)

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  2. c'è in giro roba più rara per Saturn, ma il fascino dei picchiaduro a scorrimentoè per sempre, come il diamante della pubblicità :D

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